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2 Novembre 2026

Il marchio di laminazione dei tondini: cosa dice la norma e cosa deve verificare il Direttore dei Lavori

Il documento di trasporto dichiara una provenienza. Il marchio di laminazione la certifica in modo permanente, perché è impresso a caldo sull’acciaio durante la produzione e resta leggibile dopo il taglio, la piegatura e la posa.

È questa la ragione per cui le Norme Tecniche per le Costruzioni gli assegnano un ruolo centrale nella catena di tracciabilità strutturale.

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Santino FerrettiIngegnere, svolge la libera professione nel settore delle costruzioni, occupandosi di progettazione geotecnica e di strutture antisismiche, nonché di adeguamento sismico delle strutture. Ha approfondito particolarmente la dinamica strutturale e la modellazione dei materiali sia in campo lineare che non lineare.

 

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Il quadro normativo di riferimento

Le Norme Tecniche per le Costruzioni approvate con D.M. 17 gennaio 2018, accompagnate dalla Circolare esplicativa 21 gennaio 2019 n. 7 e successivamente modificate dal D.M. 9 marzo 2023, dedicano il Capitolo 11 ai materiali e prodotti per uso strutturale.

Per il calcestruzzo armato ordinario sono ammessi esclusivamente due acciai: il B450C (§11.3.2.1), laminato a caldo e ad alta duttilità, e il B450A (§11.3.2.2), trafilato a freddo e a bassa duttilità. Per entrambi vale un requisito non negoziabile: devono essere qualificati dal Servizio Tecnico Centrale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che rilascia l’attestato di qualificazione e presso il quale sono depositati i marchi identificativi dei singoli stabilimenti.

Marchio assente o illeggibile: il prodotto non è impiegabile

Il paragrafo §11.3.1.4 disciplina l’identificazione e la rintracciabilità dei prodotti qualificati e contiene una previsione che vale la pena leggere per intero, perché è la più stringente dell’intero impianto: la mancata marchiatura, la non corrispondenza a quanto depositato o la sua illeggibilità, anche parziale, rendono il prodotto non impiegabile.

Non si tratta di una prescrizione teorica. La conseguenza operativa è immediata e ricade sul laboratorio: i certificati relativi alle prove meccaniche devono riportare l’indicazione del marchio identificativo, rilevato sui campioni a cura del laboratorio incaricato dei controlli. Se i campioni ne sono sprovvisti, oppure se il marchio non rientra tra quelli depositati presso il Servizio Tecnico Centrale, di ciò deve essere fatta esplicita annotazione sul certificato, che non assume valenza ai sensi delle norme. Il lotto va respinto e la non conformità segnalata al Servizio Tecnico Centrale.

In altre parole: un ferro non marchiato non è un ferro da verificare con più attenzione. È un ferro che non può entrare in opera.

Il marchio di laminazione dei tondini: cosa dice la norma e cosa deve verificare il Direttore dei Lavori image0
Le nervature ingrossate evidenziate lungo la barra: la loro sequenza costituisce il marchio di laminazione, che identifica lo stabilimento produttore (foto dell’autore)

La documentazione che accompagna la fornitura

Il paragrafo §11.3.1.5 stabilisce che le forniture di acciaio prive dell’obbligo di marcatura CE devono essere accompagnate da copia dell’attestato di qualificazione rilasciato dal Servizio Tecnico Centrale e dal certificato di controllo interno tipo 3.1 ai sensi della UNI EN 10204, riferito allo specifico lotto fornito. A questi si aggiungono l’etichetta su ogni fascio di barre e, appunto, il marchio impresso sul prodotto.

Sono previsti inoltre obblighi di conservazione: dieci anni per produttori e intermediari, fino al collaudo statico per il costruttore, che conserva anche marchiature ed etichette.

I controlli di accettazione in cantiere

Ai sensi del §11.3.2.10 i controlli di accettazione sono obbligatori per tutte le forniture, complementari e non sostitutivi della verifica documentale. Vanno eseguiti presso un laboratorio di cui all’art. 59 del D.P.R. 380/2001, entro trenta giorni dalla data di consegna e comunque prima della messa in opera, nella misura di tre campioni ogni trenta tonnellate di acciaio della stessa tipologia proveniente dallo stesso stabilimento o centro di trasformazione, anche se raggiunte con forniture successive.

Due aspetti concentrano la maggior parte delle criticità. Il primo riguarda il prelievo: va eseguito dal Direttore dei Lavori o da un tecnico di sua fiducia – le NTC 2018 consentono anche di affidarlo al laboratorio incaricato delle prove – con verbale e identificazione dei provini mediante sigle o etichettature indelebili, richiamate poi nella certificazione. La richiesta di prove deve comunque recare la firma del Direttore dei Lavori.

Il secondo riguarda proprio il marchio: i campioni devono essere ricavati da barre di uno stesso diametro e recare il marchio di provenienza. Uno spezzone prelevato in un tratto privo di marchiatura leggibile fa saltare la catena a valle, quando ormai il materiale è in opera.

Il marchio di laminazione dei tondini: cosa dice la norma e cosa deve verificare il Direttore dei Lavori image1
Campione di barra d’armatura identificato mediante etichetta prima dell’invio al laboratorio. I dati identificativi sono stati sostituiti con valori fittizi (foto dell’autore)

Dove la catena si interrompe

Nella pratica di cantiere alcuni punti critici ricorrono con regolarità:

  • Disallineamento tra marchio e documenti: l’attestato allegato si riferisce a uno stabilimento diverso da quello impresso sulle barre. È il controllo più semplice e tra i più spesso omessi, perché lettura del marchio e verifica documentale avvengono in momenti diversi della giornata.
  • Qualificazioni non più valide: gli attestati sono soggetti a mantenimento e rinnovo ai sensi del §11.3.1.3. Un attestato valido all’epoca della produzione non è automaticamente valido oggi.
  • Passaggio dal centro di trasformazione (§11.3.1.7): la catena documentale si allunga e i controlli possono essere eseguiti anche presso il centro, ma l’identificazione dei campioni e la loro tracciabilità fino al laboratorio restano in capo alla Direzione Lavori.
  • Ricostruzione a posteriori: la relazione sui controlli e sulle prove di accettazione va alimentata durante i lavori, non ricomposta quando le barre sono già in opera.

Una checklist per l’arrivo della fornitura

  • Leggere e annotare il marchio sulle barre, non fermarsi al documento di trasporto.
  • Confrontare il marchio rilevato con lo stabilimento indicato nell’attestato di qualificazione.
  • Verificare che l’attestato sia valido alla data della fornitura.
  • Controllare la presenza del certificato di controllo interno 3.1 riferito al lotto.
  • Programmare il prelievo entro i trenta giorni, con verbale e identificazione indelebile dei provini.
  • Accertarsi che ogni campione rechi il marchio leggibile, perché il certificato dovrà riportarlo.

Non è un adempimento formale

In cantiere è comprensibile la tentazione di trattare la lettura del marchio come una formalità da sbrigare tra una consegna e l’altra. È il contrario: è il primo anello di una catena che consente di risalire da una barra annegata nel calcestruzzo fino alla colata che l’ha prodotta.

Nel momento in cui quella catena serve davvero – un contenzioso, un collaudo contestato, una verifica su struttura esistente – l’unica informazione ancora disponibile sarà quella impressa nell’acciaio.

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Fonte: EdilTecnico

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