Per due anni ci siamo chiesti quanto fossero intelligenti questi strumenti. Forse era la domanda sbagliata. Quella giusta è un’altra: quanto restiamo vigili noi, mentre li usiamo?
Nel frattempo l’intelligenza artificiale è entrata negli studi di architettura quasi senza preavviso, e lo ha fatto per tentativi. Uno strumento provato e poi lasciato, un prompt copiato da un tutorial, un’immagine che sorprende ma che non si sa bene dove collocare nel progetto. Quasi ogni settimana arriva un tool nuovo che promette di cambiare il modo di lavorare, e la sensazione più diffusa è quella di rincorrere la novità.
Perché serve un metodo, non solo nuovi strumenti
La domanda che ci interessa, allora, non è cosa si può ottenere con l’AI – quello lo mostrano già in tanti – ma quando usarla, in quale fase, con quale obiettivo, e come farlo senza cedere il controllo delle decisioni.
È una distinzione che cambia tutto. Le guide, i prompt pronti, le raccolte di esempi raccontano il risultato. Raramente raccontano il processo. Eppure è nel processo che un progetto prende forma: nei confronti, nelle verifiche, nei ripensamenti. Uno strumento che genera venti alternative in un minuto non ha fatto il lavoro difficile. Il lavoro difficile è sceglierne una, e sapere perché.
C’è poi un aspetto meno evidente, che tocca la natura stessa di questi strumenti: non sono neutri. Un modello generativo lavora per approssimazione statistica: tende a restituire ciò che è più probabile e più frequente, gravitando verso soluzioni medie e prevedibili. Se ci si affida in modo acritico, il rischio non è l’errore clamoroso, ma un appiattimento silenzioso: progetti corretti e impersonali, indistinguibili da altri prodotti nello stesso modo.
Il primo compito del progettista è riconoscere questa tendenza; il secondo è contrastarla, chiedendo allo strumento di mettere in discussione le proprie ipotesi invece di confermarle – trattandolo come un interlocutore critico, non come un autore.
Com’è organizzato il volume
Da qui l’impianto del libro, che segue il progetto nel suo farsi. Una prima parte è dedicata al metodo, perché prima degli strumenti servono i criteri: capire il ruolo dell’AI nelle diverse fasi e scegliere in base all’obiettivo, invece di accumulare software che poi restano inutilizzati. La parte centrale riguarda le pratiche – generare immagini e narrazioni visive, sviluppare alternative spaziali, redigere testi tecnici, automatizzare il lavoro con agenti. L’ultima parte affronta la strategia: come introdurre l’AI in uno studio in modo graduale, partendo da un’attività ricorrente e costruendo procedure stabili, senza rompere i flussi di lavoro che già funzionano.
Lungo il percorso abbiamo raccolto casi studio di studi italiani e internazionali. Da loro acquisiamo pratiche osservabili, non esempi da imitare: scelte reali, con gli attriti e le correzioni che ogni adozione porta con sé. Spesso è un passaggio andato storto a rivelare come uno strumento funziona davvero.
La responsabilità delle scelte resta del progettista, e va esercitata a ogni passaggio. Soprattutto nei momenti intermedi, quelli meno visibili, dove affidarsi allo strumento sarebbe più comodo e dove invece si decide la qualità di un progetto. È in quelle scelte, non nell’esito finale, che un progetto diventa riconoscibile come proprio.
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Intelligenza Artificiale generativa per progettisti
Un volume operativo e metodologico per integrare l’intelligenza artificiale generativa negli studi di progettazione con consapevolezza, controllo e responsabilità. L’opera accompagna il lettore dalla scelta degli strumenti alle applicazioni concrete nel lavoro quotidiano, trasformando la sperimentazione episodica in una struttura di lavoro stabile.
Il libro parte da una domanda essenziale per ogni professionista: quali operazioni ha senso affidare all’AI, in quale fase del processo e con quale controllo sull’output? Da questa prospettiva, l’intelligenza artificiale non viene presentata come una scorciatoia tecnica, ma come un tema di metodo, da governare all’interno del progetto.
Vantaggi chiave Metodo a prova di obsolescenza, organizzato su tre scale: metodo, pratiche e strategia.
Applicazioni concrete per immagini, narrazioni visive, alternative spaziali, testi tecnici e analisi normativa.
Esercizi guidati per generare immagini, esplorare varianti volumetriche, scrivere documenti tecnici e interrogare la normativa.
Focus sugli agenti AI e sull’automazione di operazioni ricorrenti, con attenzione a limiti, responsabilità e controllo del progettista.
Casi studio di MVRDV, Studio Tim Fu, Lombardini22 e Settanta7, con esperienze reali di integrazione dell’AI nella pratica professionale.
Strategie per organizzare archivi visivi, gestire dati sensibili e ridistribuire competenze interne in modo sostenibile.
Estensione digitale con chatbot conversazionale: guida al testo, supporto su metodo e termini, approfondimento di casi studio e strumenti. Un riferimento indispensabile per introdurre l’AI nella progettazione senza perdere il controllo del processo. Acquista il volume e costruisci un metodo di lavoro più consapevole, aggiornato e competitivo.
Luciana Mastrolia è architetta e dottoressa di ricerca presso il Politecnico di Torino, dove svolge ricerca e docenza sui processi di trasformazione digitale degli studi professionali. Affianca professionisti e organizzazioni come consulente per l’introduzione dell’AI nei flussi di lavoro e svolge in parallelo attività di progettazione.
Federica Joe Gardella è architetta e dottoressa di ricerca in Architettura presso il Politecnico di Torino. La sua attività di ricerca e didattica si concentra sull’integrazione dell’intelligenza artificiale nella progettazione architettonica, con particolare attenzione agli strumenti generativi, ai processi progettuali aumentati e alle trasformazioni della pratica professionale.
Luciana Mastrolia, Federica Joe Gardella | Maggioli Editore
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